Case popolari:
la sinistra toglie ai piemontesi
per dare agli immigrati extracomunitari


Addio case popolari per le fasce deboli della popolazione piemontese: sarà questo l’effetto della proposta avanzata dall’assessore regionale alla Casa della giunta Bresso che vuole ridurre da tre anni a sei mesi il requisito per accedere agli alloggi di edilizia popolare per gli immigrati extracomunitari.

Ancora una volta, per il centro sinistra che governa la nostra Regione, nella graduatoria delle priorità, i piemontesi sono ultimi.

In Piemonte mancano 25 mila case Iacp e all’ultima assegnazione bandita dal Comune di Torino hanno partecipato 8500 nuclei famigliari a fronte di 1500 appartamenti disponibili: è facile comprendere che, allargando le maglie per la partecipazione ai bandi degli extracomunitari, che solitamente possono dimostrare bassissimi redditi, per i piemontesi non ci sarà più la possibilità di ottenere un alloggio popolare.

La proposta ha ricevuto il plauso delle forze di centro sinistra. Per la Lega Nord, invece, è uno schiaffo in faccia a tutti i cittadini che da generazioni contribuiscono alla crescita di questa Regione lavorando e pagando fior di tasse. Prima il diritto di voto nelle circoscrizioni torinesi, adesso l’assegnazione delle case popolari. Con quali risultati? Gli italiani fuori dagli alloggi popolari, i nostri figli fuori dagli asili comunali. In un momento economico in cui, tra cassa integrazione, mobilità e perdita del potere d’acquisto, sono tanti i piemontesi che non possono più permettersi affitti da capogiro, bisognerebbe aumentare il requisito minimo da tre ad almeno cinque anni, non certamente ridurlo. 

Gli alloggi di edilizia popolari non sono infiniti: cosa diremo ai nostri giovani, ma anche e soprattutto ai meno giovani, che hanno perso l’occupazione e non riescono a ricollocarsi sul mercato del lavoro? Cosa dirà la giunta Bresso agli anziani che non arrivano a fine mese? Spiacenti, ma prima ci sono gli immigrati che sono arrivati qui l’anno scorso….

E nessuno si permetta di dire che un provvedimento di questo genere aiuta l’integrazione degli immigrati. L’integrazione degli immigrati non può e non deve essere realizzata sulla pelle dei cittadini piemontesi, innescando una guerra tra poveri tra italiani ed extracomunitari. Quanto sta accadendo in Francia in questi giorni ne è la dimostrazione. Oggi il Piemonte ha altre priorità: pensiamo alla disoccupazione, alla crisi economica, ai rincari dovuti all’introduzione della moneta unica. Affermare che la modifica della legge 46 sia un bisogno primario, come ha fatto il comunista Robotti, la dice lunga sulle politiche sociali del centro-sinistra, che toglie alle fasce deboli per dare agli immigrati.

Per noi togliere le case alle fasce più deboli della nostra gente, come anziani e cassintegrati, per darle agli immigrati, non solo non è un bisogno primario, ma è un insulto ai cittadini.

Nella scorsa legislatura la Lega ha fatto una dura battaglia per arrivare a una legge, quella attuale, che, pur non soddisfacendoci completamente, ha almeno posto dei paletti: possono accedere agli alloggi solo gli immigrati extracomunitari che risiedono in Italia e svolgono un’attività lavorativa da almeno tre anni, un tempo minimo che, per lo meno, dia garanzia che gli alloggi vengano destinati a immigrati che lavorano onestamente e pagano le tasse. Sei mesi, lo ribadiamo, non è sufficiente a fornire le stesse garanzie ed è troppo discriminante per i nostri cittadini. Ed è per questo che la Lega Nord ha promesso e farà le barricate contro questa modifica. Alla giunta Bresso diciamo: provateci, vi aspettiamo in aula e nelle piazze.

 

Oreste Rossi, Stefano Allasia, Claudio Dutto, Stefano Monteggia